Un Nuovo Inizio (Capitolo 1 parte 2)

Quando arrivarono alla casa di campagna di Sergio tutti gli altri erano già presenti. La piccola Manuela alla vista di Lussi fece una gioiosa risata, tendendo le manine verso la gatta.

«Manu!» la chiamò sua madre. «Devi essere dolce. Se la vuoi accarezzare devi farlo senza farle male».

«Se mi comporto bene con lei, giocherà con me, vero, mammina?»

«Certo, piccola. Giocherà con te finché ne avrà voglia, ma quando si stancherà dovrai lasciarla riposare. Va bene, cucciolo?»

La bambina annuì obbediente e fece un passo verso Lussi. La gatta la stava osservando con diffidenza, pronta a scappare. Manuela si mise seduta davanti a lei e poi tendette una manina verso la testa di Lussi. La micia annusò la mano della bambina e, non avvertendo nessun pericolo, si rilassò. Manuela accarezzò il pelo lucido della gatta, ridendo contenta ed infine si sdraiò sull'erba accanto a lei.

Arrivò il tanto atteso momento dell’apertura dei regali. Manuela era impaziente di vedere cosa le avevano portato; i suoi occhi, di color amarena matura, brillavano nell'attesa di ricevere qualche nuovo giocattolo. Poco a poco li aprì tutti esprimendo impetuosamente la sua gioia e ringraziando gli adulti con dei teneri baci. Quando arrivò il turno della bambola scelta da Veronica per un attimo si instaurò il silenzio. La bambina spalancò i suoi grandi occhi, aprendo leggermente anche la bocca e rimase di stucco, guardando incantata l'ultimo regalo. Infine si fece coraggio e prese la bambola in mano.

«E' bellissima» mormorò sottovoce. «Grazie, zia Veronica!»

Un attimo dopo la donna avvertì sulla sua guancia un caldo bacio della bambina, che avvolse le piccole e tenere braccia attorno al suo collo. Veronica sentì un'onda di commozione arrivare al suo cuore e baciò la bambina in cambio, avvertendo avvicinarsi le lacrime proditorie. Manuela tornò ai suoi regali per esaminarli attentamente per un'altra volta.

Veronica, approfittando del fatto che l'attenzione di tutti fosse fissata sulla bimba, si alzò e andò in casa. Là si chiuse nel bagno e si lasciò sfogare. La carezza della piccola scatenò in lei una reazione apparentemente inadeguata all'occasione, ma la donna sapeva benissimo la causa di quelle lacrime. Era da sola con il suo dolore e i suoi ricordi, che sembravano non volerla lasciare mai più. Il suo dramma non aveva niente a che fare con la gente venuta a festeggiare il compleanno di Manuela e nessuno di loro, anche volendo, avrebbe potuto aiutarla. Neanche suo marito sapeva l'origine di tale sofferenza e quindi nemmeno la dolcezza e l'amore infinito con cui lui la trattava le erano d'aiuto. Ebbe cura di asciugare bene le lacrime, in modo che nessuno potesse accorgersi di niente e uscì dal bagno. Sembrò che né Dario né i suoi amici avessero notato la sua assenza, solo Daniela le lanciò uno sguardo leggermente preoccupato, ma forse fu solo la sua sensazione.

Le donne si allontanarono e gli uomini si misero a discutere della riunione, che occupava tutti i loro pensieri.

«Non so se è una buona idea essere presenti tutti e tre. D'altronde Dean viene da solo e non vorrei che facessimo una pessima impressione presentandoci insieme, come se avessimo paura di non farcela altrimenti», disse Francesco.

«Assolutamente no», ribadì Dario. «Siamo tre soci e dobbiamo essere presenti tutti quanti. Questo Dean ha la reputazione di essere una vecchia volpe, dobbiamo stare all’erta».

«Va bene, la riunione la conduci tu e noi interveniamo in caso di necessità. D'accordo?» decretò Sergio.

«Perfetto. Adesso andiamo a sistemare la tavola, altrimenti ne sentiremo delle belle dalle nostre donne», sorrise Francesco.

Quando tutti erano seduti a tavola, Dario, all'improvviso, si alzò per andare alla macchina.

«Ho dimenticato di tirare fuori il vino che abbiamo portato».

«Eh sì, se aspettavamo te, bevevamo il vin brulé, con questo caldo! L'ho portato in cantina due ore fa», gli rispose la moglie, con finto rimprovero nella voce.

«Ecco, lo sapevo. Sbaglio sempre», pronunciò lui con tono grave e sguardo afflitto.

«Problemi tuoi, caro, finché non impari, sarà sempre così», tenne vivo lo scherzo Daniela. «Va bene, oggi sei perdonato, ma guardati bene dal non ripetere simili errori nel futuro».

«Agli ordini, comandante!» fece un segno di saluto Dario. «Che volete fare, per vivere in pace con le donne bisogna obbedirle, questo è il nostro destino. Eppure pensavo che i tempi di matriarcato fossero finiti. Mi pareva di averlo studiato nei libri di storia».

«Si vede che quei libri furono scritti da uomini», notò Chiara, causando un concorde scoppio di risate.

«Mi arrendo», alzò le mani Dario. «Credo che neanche Napoleone avrebbe vinto contro l'esercito delle donne!»

Dopo il pranzo la piccola Manuela si addormentò sull'amaca, stringendo a sé la sua nuova bambola. Veronica si sedette vicino alla bambina e, guardando il suo dolce visino, tranquillo e rilassato nel sonno, rivisse di nuovo l'episodio in cui la piccola l'aveva abbracciata con le sue tenere manine, dandole un caldo bacio sulla guancia. Sprofondata nelle riflessioni non notò arrivare Daniela.

«Gli uomini dove sono? Non li vedo», disse l’amica sistemandosi sull'erba.

«Mi sembra di averli visti entrare nel bosco, tanto si sa di cosa parleranno».

«Eh già. Speriamo che questo progetto abbia buon esito, altrimenti che delusione».

«Sì, anch'io spero che riusciranno a firmare il contratto, almeno ci si potrà rilassare un po'. Dario ultimamente tornava a casa tardissimo e tutti i suoi pensieri erano per il progetto e per quell’inglese, Dean. Dicono che è un furbo, mi auguro che non si facciano fregare».

«Mi sembra che ti preoccupi più di loro, in qualche modo se la caveranno. Tu invece dovresti pensare ad altro, non credi?» Daniela guardò l'amica con occhio indagatore.

«Cosa vorresti dire?» non capì Veronica.

«Ti ho visto, sai, come guardi Manuela e mi sono anche accorta della tua reazione quando ti ha baciato. Cos'è che ti turba, Nikki? Magari posso aiutarti».

«Apprezzo tanto il tuo interessamento, Daniela, ma non so che dire», mentì Veronica, cercando di assumere un tono allegro. «Sono troppo sentimentale, mi sono commossa, tutto qua».

«Non me la racconti giusta, tu» scosse la testa Daniela. «Guarda che fa male tenere le cose dentro!»

Veronica si sentì in trappola. Non poteva dirle la verità e non sapeva quale bugia inventare per convincere Daniela a lasciarla in pace.

«Te lo dico io allora», parlò nuovamente Daniela, vista l'esitazione dell'amica. «Tu hai bisogno di un figlio, è ovvio. E' arrivato il tuo momento».

«No, non credo», si affrettò a dire Veronica. «Sono sempre impegnata sul lavoro, Dario pure, non ancora, no».

«E Dario cosa ne pensa? Lui ama i bambini, si sa. Sono convinta che sarebbe al settimo cielo se decidessi di regalargli un figlio».

«No, lasciamo stare questo discorso». Veronica cominciò ad irritarsi. Perché Daniela insisteva? Come faceva a pretendere di sapere meglio di lei di che cosa aveva bisogno? Cosa ne sapeva, in fin dei conti, per dirle quelle cose? «Non sono ancora pronta ad avere bambini e nessuno, nemmeno Dario, può convincermi del contrario».

«E va bene, comunque se cambi idea e mi vorrai parlare, sono qua», disse Daniela, quasi dispiaciuta per aver cominciato il discorso. In quasi sei anni che si conoscevano erano diventate buone amiche. Veronica era un'ottima ascoltatrice, ma parlando di se stessa era come se avesse messo un limite che non oltrepassava mai. Anche adesso Daniela avvertiva qualcosa che la donna le stava nascondendo, qualcosa di cui, ne era quasi sicura, non sapeva neanche suo marito, qualcosa che la tormentava, facendo apparire di tanto in tanto quella strana ombra nei suoi occhi. Tuttavia se Veronica preferiva tenerlo nascosto a tutti, aveva sicuramente i suoi buoni motivi.

«Ecco dove siete!» si sentì la voce di Chiara che stava avvicinandosi a loro. «Mi ero sdraiata un attimo sul divano e mi sono appisolata».

Si corico sull'erba anche lei chiudendo con una mano gli occhi per proteggerli dal sole.

«Che goduria, ragazze!» disse sbadigliando. «Starei così fino a sera senza fare niente, come una vera pigrona. E Lussi dov'è?»

«Dove vuoi che sia?» sorrise Daniela. «E' attaccata alla sua padrona. Non ho mai visto un gatto così. Di solito sono più indipendenti, Lussi invece sembra un cagnolino, sta sempre vicina a Veronica. Conosci mica qualche trucco?»

«Non esiste nessun trucco», rispose Veronica, accarezzando la gatta. «Le ho salvato la vita quando era piccola, le ho dato una casa, il cibo e tanto amore, tutto qui».

Fuori dal bosco apparvero gli uomini, portando dei fiori in mano e quando si avvicinarono si poté sentire che stavano parlando del contratto. Le donne si scambiarono delle occhiate ridendo.

«Adesso cambiate discorso se volete restare con noi», ordinò Daniela.

«Noi poveri mariti abbiamo raccolto i fiori e guardate che accoglienza!» tirò un finto sospiro Sergio, sedendosi accanto alla moglie.

«Vieni a fare una passeggiata?» propose Dario a Veronica, offrendole la mano per alzarsi. «Andiamo sulla nostra radura. Corriamo!» Si misero a correre su un piccolo sentiero che conoscevano ormai a memoria e quando raggiunsero la radura furono tutti e due affannati ma compiaciuti.

«Qui ti avevo dato il primo bacio», mormorò Dario, stringendo la moglie forte tra le braccia.

«Già e non solo il bacio», lo guardò Veronica maliziosa. «O non te lo ricordi più?»

«Come faccio a dimenticare? Sembravi una daina spaventata, con gli occhi grandi e dolci. Eri bellissima!»

«Per forza ero spaventata», rise Veronica. «Mi hai assalita come un corsaro, non potevo neanche opporti resistenza!»

«Non è vero», ribadì Dario. «Non ci hai nemmeno provato. Hai ceduto subito. Ti ho sentita tutta disponibile, proprio come adesso, con le labbra arrendevoli».

«Che bugiardo!» protestò sua moglie. «Nessuno ti avrebbe potuto fermare, ho preferito arrendermi per subire meno danni! E ora cosa stai facendo?»

La mano dell'uomo scivolò sotto la camicetta di lei, mentre la bocca trovò le labbra della donna in un fervido bacio.

Mezz'ora dopo Veronica riaprì gli occhi e guardando Dario sistemarsi i pantaloni disse:

«Comunque sei sempre rimasto un corsaro. Quando vuoi qualcosa arrivi e la prendi!»

«E ti dispiace?» le chiese il marito, con astuzia nello sguardo.

«Assolutamente no», rispose lei ridendo. «Andiamo a salutare i ragazzi, è ora di tornare a casa».

Già in macchina Dario le chiese all'improvviso:

«Perché sei scappata via dopo il bacio di Manuela?»

«Sono andata semplicemente in bagno. Come mai ti è venuto in mente che sono scappata?» cercò di mantenere la voce ferma Veronica. Aveva tanto sperato che il marito non se ne fosse accorto.

«Perché non facciamo una piccola Manuela o Manuele anche noi? Sarebbe bellissimo». Dario la guardò sorridente.

«Ma dobbiamo affrontare questo argomento proprio adesso? Non è un discorso da fare in macchina».

«Perché no? Ogni volta che te ne voglio parlare ho la sensazione che mi sfuggi. Se ti preoccupa qualcosa devi dirmelo, altrimenti non capirò mai».

«Io...io non credo di essere pronta ad avere figli, ad affrontare un cambiamento della nostra vita in modo così brusco. Non so neanche se sarò una buona madre».

«Ma che sciocchezze! Ti ho visto con Manuela. Saresti un'ottima madre! E per quanto riguarda i cambiamenti, dovremo pur farli prima o poi. Siamo tutti e due adulti, abbiamo una casa, lavoriamo ambedue».

«Appunto, lavoriamo entrambi! Come facciamo a prenderci cura del bambino? Io ho la mia agenzia, tu lo studio, non è così banale mollare il lavoro o conciliare tutte e due le cose».

«Ma tantissime coppie hanno questo problema. Noi, volendo, siamo anche avvantaggiati. Abbiamo una grande casa con giardino e possiamo andare avanti benissimo solo con il mio lavoro, mentre tu ti occupi del bambino, almeno nei primi tempi».

«Non lo so, lasciami un po' di tempo, ci devo pensare», tentò di evitare il discorso Veronica.

«Ma perché?» continuò Dario. «E' bellissimo avere un bambino, sarebbe una parte inseparabile di noi due. Pensa come è curioso, avrà magari gli occhi tuoi e il naso mio e i capelli forse ...»

«Ti prego, smettila!» esplose Veronica. «Perché continui ad insistere se vedi che non mi va di parlarne! Non voglio più sentire niente su questo argomento!»

Dario non aveva mai visto sua moglie in tale stato. Non si trattava semplicemente del fatto che lei non si considerasse pronta ad avere figli, sotto c'era qualcos'altro, molto più serio. Un terribile sospetto sfiorò la sua mente, e continuò a crescere, aumentando l'ansia dell'uomo, ma solo la domenica sera Dario si decise: «Veronica, ti prego, non ti arrabbiare. Ho pensato tutto questo tempo alla nostra conversazione di ieri in macchina. No, aspetta, non dire niente. Ti voglio chiedere una cosa e mi devi rispondere sinceramente».

Veronica lo guardò e il suo cuore si fermò in attesa di sentire la domanda. E se avesse scoperto tutto? No, era impossibile, nessuno, tranne lei, lo sapeva e quindi nessuno poteva dirglielo.

«Non puoi avere figli?» Dario le prese la mano, fissandola con angoscia negli occhi. «Non avere paura, dimmi la verità, ti prego. C'è qualche problema forse?»

Veronica provò un enorme sollievo nel sentire queste parole. Ecco a cosa lo aveva indotto a pensare la sua reazione. Era ovvio che non poteva scoprire la verità.

«Ma come ti è venuto in mente? Certo che no. Sono una donna normale, sana e senza nessun genere di problemi!».

Dario si chiuse la faccia tra le mani, avvertendo all'improvviso una terribile debolezza.

«Che cretino, che cretino!» ripeteva lui. «Perdonami, amore, non so come abbia fatto a pensare a questa cosa. E' terribile. Come ho fatto a dubitare di te? Dimentica tutto se puoi. Non ne parliamo più».

«Non disperarti così!» Veronica gli tolse le mani dalla faccia e lo baciò sulla guancia. «E' acqua passata. Va tutto bene».

«Sì, certo, mia regina. E allora il tuo problema è la paura del parto?» le parole uscirono da sole e Dario si meravigliò per non averlo capito prima. «Ho sentito che ultimamente è un problema frequente, una specie di sottovalutazione psicologica delle proprie forze e capacità».

Questa era una soluzione e Veronica ci si attaccò come ad un’ancora di salvezza. D'altronde c'era pure un pizzico di verità in questa ipotesi. Guardò indecisa suo marito e annuì silenziosa.

«Sono proprio duro di comprendonio!» si rimproverò lui. «Dovevo capirlo prima. Mi dispiace, ma adesso che è tutto chiarito troveremo una via d'uscita. Non ti devi preoccupare. Troveremo un bravo psicologo che ti aiuterà a superare tutto quanto».

«Tu non c'entri niente, avrei dovuto dirtelo prima. Ma adesso basta con questi discorsi. Domani hai una giornata difficile e devi riposare bene. Andiamo a dormire».

Dario si addormentò subito, Veronica invece non riusciva a prendere sonno, sentendosi dentro una strana agitazione. Davanti ai suoi occhi apparve il viso di un altro uomo ed un'inspiegabile preoccupazione entrò nel suo cuore. Per tutta la notte fu tormentata dagli incubi e si svegliò stanca e di cattivo umore.

«Sto ancora a letto, non ho dormito bene», disse al marito. «Tanto apriamo al pomeriggio».

Dopo che lui se ne andò continuò, senza volerlo, a tornare alle immagini della notte trascorsa e per tutta la mattinata rimase sconcertata, non sapendoselo spiegare.

Quando squillò il cellulare la donna avvertì una leggera irritazione: non aveva nessuna voglia di parlare, chiunque fosse.

«Veronica?» una voce estranea era indecisa e molto agitata.

«Sì, chi parla?» non sapendo il perché si sentì agitare anche lei.

«Sono... sono la moglie di Andrea».

Veronica non sentì il resto. Sua moglie era sicuramente l'ultima persona al mondo che si sarebbe aspettata di sentire; e poi come mai aveva il numero del suo cellulare e cosa voleva da lei, a distanza di tanti anni? - I pensieri correvano frenetici...

«Pronto, mi stia a sentire», la voce nel telefono era fredda e allo stesso tempo molto preoccupata, «Andrea ha avuto un grave incidente stradale, è in ospedale, in prognosi riservata! Prima di perdere conoscenza ha sussurrato il Suo nome. Non so neanche io perché lo sto facendo, ho trovato questo numero nell’agenda personale di mio marito. Se decide di venire Le do l'indirizzo dell'ospedale».

Finito di scrivere, Veronica riuscì soltanto a pronunciare «Grazie mille», ma la donna aveva già riattaccato.

Rimase immobile, cercando di assimilare quanto era appena accaduto. La sua mente era annebbiata, davanti ai suoi occhi apparve il viso di un uomo che una volta aveva rappresentato per lei tante speranze e poi altrettanto dolore e che adesso stava lottando per la vita in un lontano ospedale.

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