Un Nuovo Inizio (Capitolo 1 Parte 1)

La sveglia suonava senza fermarsi, monotona e fastidiosa. Veronica si girò per spegnerla e subito dopo sentì il tocco di morbide zampette lanose sulle sue braccia. Molto lentamente aprì gli occhi, passando con la mano sull'altra metà del letto. Era vuota, evidentemente il marito si era già alzato. Dal bagno infatti giungeva il rumore dell'acqua. La gatta si strofinò contro le sue mani, chiedendo un po' di carezze.

«E va bene, piccina, vieni qua», la donna accarezzò il pelo lucido della schiena fino a raggiungere il collo. La gatta socchiuse gli occhi, contenta, e cominciò a sistemarsi comodamente sul petto della giovane.

«No, furbacchiona, devo alzarmi, su!» esclamò Veronica.

Ancora addormentata entrò in cucina. Mentre metteva il caffè sul fuoco, sentì il marito uscire dal bagno. L'uomo si avvicinò e la baciò sul collo.

«Buongiorno, tesoro. Dormito bene?» si fermò ad osservarla.

Veronica sapeva che il marito adorava guardarla di prima mattina, appena sveglia, dicendo che suscitava in lui la voglia di farle le coccole, come se fosse una bambina, dolce ed indifesa. «Già, una bambina», pensò Veronica. Loro due non avevano figli, non ancora. Erano sempre presi dal lavoro e dagli impegni, ma la donna sapeva che la vera ragione era un'altra, a cui lei preferiva non pensare - il suo dolore era ancora troppo vivo - e di cui suo marito ignorava completamente l'esistenza.

Il rumore del caffè che stava fuoriuscendo dalla moca la distolse dai suoi pensieri. Prese due tazzine, dei biscotti e un succo di frutta dal frigo. Con un paio di movimenti graziosi preparò il tavolo. Si sedette di fronte a Dario mettendo lo zucchero nella propria tazza.

«Ti ricordi che domani siamo tutto il giorno da Sergio e Daniela?»

«E' vero, la piccola Manuela compie gli anni! Passi tu a prenderle un regalo o vuoi che venga con te?»

«Passo io stasera e tu puoi considerarti fortunato: sei esonerato dalla tortura di girare i negozi».

«Sei la migliore moglie al mondo», sorrise Dario. «Se fossero tutte così comprensive non esisterebbero più i divorzi!»

«Come no», notò flemmaticamente Veronica, lanciando un'occhiata all'orologio. «E' tardi! Mi devo sbrigare».

Corse via a fare la doccia e il solito trucco. Dopo quindici minuti era già vestita e profumata, mancavano solo gli ultimi ritocchi alle labbra.

«Sai che sei molto sexy quando ti trucchi? Specialmente quando metti il rossetto, scivola così seducente sulla tua bocca», notò Dario, osservandola di nascosto. Sapeva che a Veronica dava fastidio essere guardata mentre si faceva bella davanti allo specchio. Così lui fingeva di sistemarsi il nodo della cravatta, apriva e chiudeva dieci volte la sua ventiquattrore, come se dovesse controllarne il contenuto, e invece osservava la moglie, trovando, in tale occupazione, un enorme piacere, al quale non sapeva proprio rinunciare.

«Scappo. A stasera». Veronica finì di truccarsi e diede al marito il solito bacio mattutino con cui lo salutava ogni giorno prima di uscire.

Dirigendosi in macchina verso la sua agenzia di viaggi - frutto di tanti sforzi e oggetto del suo orgoglio - pensava al marito. Poteva considerarsi fortunata: dopo quattro anni di felice matrimonio Dario era innamoratissimo come nei primi tempi e la bombardava di telefonate, anche se lui stesso non amava essere disturbato sul lavoro. Veronica lo sapeva e lo chiamava solo nei casi di estrema necessità, lasciando invece a lui il campo libero ogni volta che aveva voglia di sentirla.

Quando arrivò all'agenzia non c'era ancora nessuno. Fece un giro dell'ufficio, verificando se tutto era a posto, bagnò le numerose piante, sistemò i cataloghi. Guardò fuori dalla finestra: la giornata si prometteva bella, faceva già caldo, anche se tirava un leggero venticello. Era piena estate e trascorrere un sabato in сampagna a prendere un po' di sole e di aria pulita le avrebbe fatto proprio bene.

Il tempo passò veloce come sempre quando Veronica lavorava su un nuovo percorso da offrire ai clienti; questo in particolare riguardava luoghi dove era stata di persona e dove aveva lasciato dei bellissimi ricordi, anche se mescolati al dolore. Per un momento la donna si trasportò mentalmente in quel periodo di sette anni prima e un'ombra di malinconia coprì i suoi occhi. Scosse la testa, nel tentativo di concentrarsi sul lavoro, attenta a non lasciarsi andare nuovamente.

Quando finì era già mezzogiorno e mezzo e Dario la stava sicuramente aspettando al solito bar. Nel vederla avvicinarsi il marito si alzò e il suo volto si illuminò di un largo sorriso:

«Finalmente! Stavo morendo dalla voglia di vederti!»

«Eh già», si mise a ridere Veronica. «Dì piuttosto che stai morendo di fame, bugiardo. Hai ordinato?»

«Il solito. Come hai passato la mattinata?»

«Tranquilla, direi, niente di particolare. E tu? Siete pronti per la battaglia?»

«Chi mai può dirlo? Tu sai che abbiamo lavorato sodo per avere questo contratto. In caso di buona riuscita ci potrebbe portare tanti altri lavori e questo per noi significherebbe crescere notevolmente. Sergio e Francesco mi stanno dando una mano, ma tutto sommato il progetto, sin dall'inizio, è stato mio. Abbiamo riguardato di nuovo la nostra offerta e non credo che potremo scendere più di tanto. Non ci resta che sperare che i clienti accettino di firmare il contratto, senza costringerci a ridurre troppo i tempi di progettazione».

«Io sento che andrà tutto bene. Non mollate, tenete la vostra linea, altrimenti vi mangiano. Lo capisci meglio di me che non potete accettare un contratto in perdita».

«Hai ragione, Nikki, e vorrei tanto credere che il tuo intuito non ti tradirà nemmeno stavolta. A proposito, potresti prenotare un buon albergo per un paio di giorni e magari procurare una guida esperta? Vorrei trattarlo bene il nostro prezioso Mr. Dean».

«Non ti preoccupare, ci penso io». Veronica tirò fuori dalla borsa un piccolo specchio, un rossetto e si ritoccò le labbra. «Vado. Ci vediamo a casa stasera. E non state in ufficio fino a notte, altrimenti domani sarete tutti e tre degli zombi».

La giovane donna si alzò e si diresse verso l'uscita. Dario la seguì con lo sguardo, rendendosi conto che non era l'unico a farlo. Una buona metà degli uomini presenti al bar si girarono mentre lei passava, accompagnandola con occhi pieni di ammirazione, ma lei non vi prestava nessuna attenzione, come se non fosse per niente consapevole dell'effetto che faceva. Il suo corpo, snello e agile, scivolava tra i tavoli con la leggera grazia di un felino, i capelli, color castano, erano raccolti con una finta, appena marcata, negligenza, la bocca, fresca e sensuale, delineava una forma perfetta, ma più di tutto colpivano i suoi enormi occhi blu, estremamente profondi ed intensi.

Dario la accompagnò con lo sguardo finché lei non sparì dal suo campo visivo, dopodiché tornò in ufficio.

Finito il lavoro prima del solito Veronica affidò l'agenzia alla sua assistente Vittoria e si diresse verso un grosso centro commerciale per scegliere un bel regalo per la piccola Manuela. Lasciò la macchina nell'enorme parcheggio sotterraneo e mentre saliva nell'ascensore pensò a Daniela e al modo in cui l’amica viveva la sua maternità. La bambina era la concentrazione di tutte le sue preoccupazioni, ansie e speranze; persino il povero Sergio ogni tanto si risentiva e si lamentava, mezzo scherzando, che col diventare mamma lei aveva smesso di essere moglie. Non si poteva negare che pure lui adorasse sua figlia, ma i suoi interessi non si limitavano solo ed esclusivamente a lei. Daniela invece faceva girare il mondo intero attorno alla sua piccola, ma si poteva comunque capirla. La bambina, con enormi occhi marroni, capelli morbidi a ricci e carnagione scura, era un vero splendore.

Entrata in uno dei negozi, Veronica si girò intorno. Non le capitava spesso di cercare regali per bambini e la giovane commessa, avendo intuito la sua difficoltà, si avvicinò subito a lei.

«Buongiorno, posso aiutarLa?»

«Buongiorno. Vorrei trovare qualcosa di carino per la figlia di una mia amica. La bambina compie tre anni e ...».

Stava ancora finendo la frase quando la sua attenzione fu attirata da una bellissima bambola esposta in fondo al negozio.

«Questa!» indicò lei e i suoi occhi si illuminarono. «Credo di aver trovato».

«E' un'ottima scelta», concordò la commessa. «Un regalo classico. Non a caso le bambine adorano le bambole. Si vede che nel gioco nasce il loro istinto materno, la voglia di occuparsi di qualcuno. La vuole vedere meglio?».

La giovane commessa, con le sue chiacchiere, fece muovere qualcosa dentro Veronica. Il vecchio dolore che non era mai riuscita a superare stava tornando e le diventò quasi impossibile pensare che il regalo che stava cercando con tanta cura e amore fosse destinato alla figlia dell'amica, mentre sarebbe potuto essere per la sua bambina.

«Guardi com'è bella!» disse la commessa tornata con la bambola in mano. «Una vera meraviglia!»

Veronica guardava la bambola, ma la sua mente era lontana. Non riuscirò proprio mai a dimenticare?

«Le piace, signora? La prende?» insistette la commessa, visto che la donna non rispondeva.

«Ah, sì», rinvenne dal torpore Veronica. «E' stupenda. Mi faccia il pacco regalo, per favore».

Tornando a casa pensò che suo marito sarebbe stato un ottimo padre: dolce e premuroso, Dario desiderava tantissimo avere dei figli. Se non fosse stato per lei avrebbero già potuto avere dei bambini dell'età di Manuela, ma ogni volta che lui cominciava il discorso sulla possibilità di allargare la famiglia, lei tramutava tutto in scherzo, fingendo di non essere ancora pronta per un così grande scombussolamento della loro vita.

«Ti immagini tutte le notti passate in bianco? Ti addormenterai in ufficio sulla scrivania, io avrò le borse sotto gli occhi e non ci guarderemo nemmeno in faccia, non avremo più tempo per niente. La casa diventerà un magazzino per i pannolini e non potrai più uscire o ricevere gli ospiti per i prossimi cent'anni. E poi vorrei passare un po' di tempo solo con te, senza dividerti con nessuno».

Di solito questa tattica funzionava. Il marito era talmente innamorato di lei che le dava ragione in tutto e non aveva nessuna intenzione di insistere.

«Dario, sei a casa?» chiese Veronica aprendo la porta d'ingresso e vide suo marito che stava arrivando dalla cucina, pulendosi le mani con un asciugamano. «Stavi cucinando?»

«Ciao, amore», si avvicinò lui per baciare la moglie. «Sei bellissima!»

«Ciao anche a te», si chinò Veronica prendendo in braccio la gatta, che aspettava impaziente che la padrona si accorgesse di lei. «Sono un po' stanca. Che bello essere finalmente a casa e sapere che tuo marito sta già preparando la cena. Sei un angelo».

«Cosa hai comprato per Manuela?».

«Ho trovato una bellissima bambola, ma non te la posso far vedere, altrimenti dovrò rifare il pacco. Fidati, è meravigliosa».

«Lo so che del tuo gusto mi posso fidare sempre. Vai a lavarti le mani, è quasi pronto».

«Agli ordini, signore», si mise a ridere Veronica, facendo scendere Lussi, che la seguì immediatamente pretendendo un altro po' di attenzioni.

Faceva parecchio caldo, nonostante le finestre della cucina fossero aperte. La gatta, avendo capito che doveva lasciar stare la sua giovane padrona, si sistemò sul davanzale e, pendendo in giù, guardava nel giardino che circondava la casa.

Veronica si mise ad apparecchiare, mentre Dario completava le ultime cose. Avevano una cucina grande e luminosa, i mobili erano tutti in legno, di colore marrone caldo, il pavimento, piastrellato con gres porcellanato di tonalità beige, intonava bene con il piano cottura, creando un'atmosfera accogliente e invitante.

La serata si concluse nella camera da letto, dove Veronica arrivò nelle braccia di Dario perdendo per strada le ciabatte e i vestiti. Suo marito era un ottimo amante, che conosceva a perfezione ogni centimetro del suo corpo, non si affrettava mai dedicando tanto tempo ai preliminari e facendola impazzire dal desiderio. Solo allora si permetteva di pensare a se stesso e anche stavolta non fu diverso. Quando loro, finalmente, si staccarono l'uno dall'altra, caldi e sazi, lui la abbracciò e le diede un tenero bacio, mormorandole nell'orecchio parole d'amore. Continuò a tenerla tra le braccia finché il sonno non lo sconfisse.

Al mattino Veronica fu svegliata dal profumo di caffè che veniva dalla cucina. Si sgranchì dolcemente gli arti, continuando a sbadigliare. Così fu sorpresa da suo marito che entrò nella camera.

«Buongiorno, regina», si chinò per baciarla e fece una risata. «Quando fai così mi sembra di avere due gatte in casa, Lussi e te. E' una splendida giornata oggi. Immagina come sarà bello passarla in campagna, all'aria aperta e pulita, sdraiandosi direttamente sull'erba per insaporirsi di tutti gli aromi della natura».

«Che poeta che è mio marito!», sorrise lei, accarezzandogli i folti capelli.

«Merito tuo. Mi hai insegnato tu a vedere ed amare le cose, l'esistenza delle quali prima davo per scontata. La tua anima sensibile a qualsiasi tipo di bellezza attorno e specialmente a quella della natura, mi ha fatto capire quanto avevo trascurato e quanto non vedevo pur guardando», rispose Dario seriamente. «Anche la tua fede si associa all'amore per tutto quello che vive. Ti ricordi quando ti avevo chiesto se credevi in Dio? Ricordi cosa mi avevi risposto?»

«Sì, che non era una domanda univoca e nemmeno la risposta lo poteva essere. Seguendo il credo di tante religioni Dio è amore e allora sì, io credo in Dio!» disse Veronica.

«Proprio così», annuì Dario. «E poi avevi aggiunto: credo nell'amore per un raggio di sole, per una formica, per la natura in generale; un amore universale, senza limiti e confronti. Ho imparato da te ad osservare la vita che si svolge attorno a noi e che molto spesso dipende proprio da noi. Sei una persona molto particolare. Hai un enorme potenziale d'amore ed è proprio impossibile non prenderlo come un grande dono».

Sentendo le ultime parole Veronica avvertì un dolore al cuore, ma non si trattava di un malessere fisico, sembrava piuttosto il segno di una vecchia perdita, o di una grande delusione, che, pur appartenendo al passato, tornava di tanto in tanto ricordando di sé. La donna si sforzò di fare un sorriso allegro e tolse il lenzuolo, denudando il suo corpo snello e sodo.

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Commenti: 2
  • #1

    mauri (martedì, 31 luglio 2012)

    bello,veramente bello e piacevole. mi sarebbe piaciuto essere al posto di Dario.

  • #2

    traduzionirussotraduttorerusso (mercoledì, 01 agosto 2012 11:10)

    ma aspetta a leggere il resto, vedrai che sorprese!