Il Ricordo di un Sogno o leggendo Pushkin di Tatiana Kaptchevskaia

“La prego di non cestinare subito questa lettera e di non sorprendersi per quello che leggerà. A volte succedono cose che mai e poi mai ci saremmo aspettati e tanto meno avremmo voluto. Non appartengo alla categoria dei fans e non mi sarei mai aspettata nei miei trenta anni di vita di scrivere ad una persona famosa, eppure come diceva la Tatiana di Pushkin: “Io Le scrivo, più di così che cosa posso dire?”

Non La conosco al di là delle Sue qualità professionali, apprezzate più che altro in tv. Il Suo programma, lo guardavo volentieri, mi piaceva il modo tutto Suo, calmo e rassicurante, di condurre, il tono della Sua voce, calda e profonda, che entrava nella stanza…ma niente di più, mi creda. Non L’ho mai guardata con occhi diversi da quelli di una semplice spettatrice. Eppure un giorno è avvenuto qualcosa di inspiegabile, talmente inverosimile che stento io stessa a crederci. Non lo si può spiegare in modo razionale, ma non voglio stancarLa con lunghi preamboli e arrivo al dunque.

 

Quella notte L’ho sognata (e non andava in onda la Sua trasmissione in quel periodo). Il sogno sembrava molto reale, talmente era nitido. Ci trovavamo in uno splendido giardino botanico in compagnia dei Suoi amici. Noi stavamo insieme, si capiva come si capiscono le cose nei sogni, ed eravamo felici, infinitamente felici. Mi sono svegliata con un sorriso sulle labbra e fin qui niente di strano – non sempre possiamo spiegare i nostri sogni.

 

La cosa più strana accade dopo (ne parlo al presente per rendere più l’idea). Per due giorni successivi il sogno si ripete ma a “occhi aperti”, come una specie di visione. Perdo la concentrazione qualsiasi cosa faccia e sprofondo in queste dolci immagini, sentendomi insolitamente appagata.

 

Il mondo reale si dissolve, lasciando posto ad una sottile cortina di “nebbia” proprio davanti a me, e io non posso fare a meno di “guardare”. E’ una strana sensazione vedermi da fuori, proprio come in un sogno. Non oppongo resistenza, la visione mi affascina e coinvolge interamente, sto bene, benissimo, mi sento libera e … inspiegabilmente felice. Che cos’è? Non lo so. Un’altra dimensione? Una proiezione di qualcosa di fortemente voluto ma nascosto nelle tenebre della mia mente? So solo che non sono le mie fantasie, è qualcosa che mi viene imposto, ma non mi spaventa: il confine tra il reale e l’immaginario, lo percepisco perfettamente. Mi fermo a guardare e sento che mi fa bene: forse, è la tanto voluta serenità che ha scelto un modo bizzarro per bussare alla mia porta. E poi c’è Lei (ma perché proprio Lei?), è il secondo elemento chiave, emotivamente indispensabile. Cambiano le circostanze, cambia l’ambiente, ma due cose rimangono invariate: noi due e il mio stato di benessere.

 

Due giorni dopo finisce tutto, e “mi sveglio” come dopo una lunga anestesia. Neanche una traccia, niente di niente. Un po’ mi dispiace ma è al di là della mia volontà. Pazienza, smetto di pensarci e quasi dimentico. Poi, un giorno, ritorna, più breve e meno intensa, ma ritorna e continua a farlo di tanto in tanto. Sono troppo razionale (o no?) per credere a fenomeni paranaturali e dunque preferisco non pormi domande. E’ come una leggera brezza che porta freschezza in una giornata afosa: ti fa stare bene e non ti importa come. Sono trascorsi mesi ormai e ho sviluppato una timida curiosità nei Suoi confronti: cosa ne potrebbe pensare Lei? E chissà se per caso non abbia avuto un’esperienza simile? Mi piacerebbe conoscerLa per vedere com’è realmente, anche se capisco che è una cosa altamente improbabile.

 

Ho scritto a computer per risparmiarLe la fatica di leggere una calligrafia sconosciuta, ci tenevo comunque a esprimerLe i saluti di mio pugno e se Le affiorasse l’impulso di rispondermi Le lascio il seguente recapito: xxxxxxxxx…”

 

…ogni tanto torno a rileggere questa mia lettera e sorrido. Come facevo a pensare che tu (nei miei pensieri ti do del tu) potessi rispondermi? Devi avermi preso per una matta, per una di quelle fans che perdono la testa per il loro idolo. Non è così, io lo so. Non mi importa niente di te, intendo di te vero perché non ti conosco. Quello che ho descritto nella lettera è successo veramente e, credo, sia stata la mia curiosità o, forse, un pizzico di sana follia a guidare la mia mano. Sono così sai, un po’ imprevedibile, sognatrice e testarda. A volte agisco d’impulso e spesso non agisco proprio. Lo sai che ho visto per caso una tua foto su internet e sono rimasta quasi male? Nel mio immaginario mi piaci di più. Lo dico perché tu continui a tornare, non spesso, ma con una costanza invidiabile.

 

Dico tu, ma sbaglio, l’uomo nel mio immaginario di tuo ha solo il volto, il sorriso e la voce, tutto il resto appartiene oramai alle mie fantasie. Già, adesso sono fantasie perché nelle serate in cui mi sento particolarmente triste o sola io fantastico su di te, te che hai dato il volto a quell’uomo che non esiste e con cui sto così bene. Non ti chiamo nemmeno per nome quando mi rivolgo a te nei miei pensieri, il tuo nome è troppo reale per far parte del mondo che non esiste. No, non sono impazzita, ma ho capito di aver improvvisamente bisogno di te, mio uomo immaginario con il volto, ma senza nome. Ti ho creato io mentre la pioggia autunnale curiosava nelle mie finestre e la mia anima cercava, pur inconsapevolmente, almeno un pizzico di calore che aveva spinto la Tatiana di Pushkin a comporre la sua disperata lettera all’amato Evghenij. Tu non gli assomigli, nella mia immaginazione non sei affatto cinico e annoiato, anzi. La mia mente si ostina a dipingerti sì molto professionale, ma anche corretto e sensibile, possessore di un fascino indiscutibile. Impossibile?

Eppure continuo a cercarti negli angoli remoti del mio ego, vibrante e svogliato, alla scoperta di me stessa e dei miei desideri. Sì, mi contraddico di nuovo, sono proprio così, vorrei ma non faccio, comincio e mi fermo. Stavolta però sono io ad invocarti, sono stanca della mia convinta solitudine. Mi immagino con te ad un concerto di Chopin, ad una discussione letteraria, durante una passeggiata al parco. Il fruscio delle foglie sotto i piedi, una leggera brezza sul mio volto, i tuoi occhi che mi sorridono…

 

Sarebbe comunque curioso incontrarti nella vita reale. Mi piaceresti? E io? Potrei piacerti? Non lo scoprirò mai perché tu non hai risposto e non so nemmeno se l’hai letta, questa famigerata lettera. Chissà…l’avresti fatto se io avessi allegato una mia foto? Sono carina sai…e anche molto più giovane di te. E sì, caro signore, sono una ragazza niente male, ma è proprio per questo che non ti ho mandato la foto. Forse avresti risposto pensando ad una facile conquista …ma no, che stupidaggine è questa?

Figuriamoci se voglio complicarmi la vita. E per un sogno poi. Bello, bellissimo, straordinario…e che cavolo…solo un sogno. Adesso basta, vado a prepararmi uno spuntino e torno a rileggere Pushkin.

Sarà mica tutta colpa sua?

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Commenti: 2
  • #1

    cico (lunedì, 30 luglio 2012 21:56)

    penso proprio di si

  • #2

    William (mercoledì, 21 novembre 2012 19:09)

    Un sogno raffinato che scorre velocemente. Un sogno che inflenza la vita reale, rendendo la realtà un sogno e il sogno la vera realta'. La protagonista vive solo grazie al sogno. Nella realta' concreta, non vive ma sopravvive. Il dilemma e' impegnarsi a rendere il sogno realta', rischiando di perdere l'aspetto onirico, o accontentarsi di questo sogno inafferabile e solo in parte appagante?