Fiocco di neve (una piccola favola per adulti) di Tatiana Kaptchevskaia

     Nevicava. Il tepore regnante nel piccolo cucinino rivestito di piastrelle marron glacé invocava ad accucciarsi tra i morbidi cuscini sul divanetto, con un libro in mano e a non curarsi neanche minimamente dei primi geli e dei perfidi ululati del vento che provenivano da fuori.  

 

La ragazza, gracile e sottile come una giovane betulla, stava invece guardando fuori dalla finestra, apparentemente indifferente al calore dell’accogliente ambientino, come se fosse incantata dalla magica danza bianca. Una nevicata così non si vedeva da tanto tempo da quelle parti. Una fitta cascata di soffici fiocchi scendeva sulla terra, implacabile nella sua tenacia. Ma la terra, conservando ancora un vago ricordo dell’estivo tepore, si ribellava con tutta se stessa ad una tale invasione.

 

La donna, in preda a qualche bizzarra ostinazione, sceglieva un fiocco di neve dopo l’altro, per seguire il suo percorso, cercando di discernere l’elaborata composizione a cristalli. I fiocchi di neve, come un esercito sconosciuto, avanzavano senza indugi, cercando di sottomettere il mondo alla loro forza nivea. Gli alberi e i cespugli, rassegnati ad un’imminente sconfitta, prestavano i loro rami ai nuovi arrivati, vestendosi, infine compiaciuti, di lucente candore. Solamente la terra non voleva ancora cedere senza capire che il nuovo manto avrebbe soltanto giovato alla sua lampante bellezza. I fiocchi di neve, soffici, candidi, immacolati nella loro autenticità, sfioravano il grigiore ribelle e perivano, per essere sostituiti subito dopo dai loro tenaci fratelli.

 

Quando anche l’ultimo dei prescelti toccò la terra e, dopo solo un istante di gioia per esserci arrivato, si sciolse in una piccola disperata macchia acquosa, lei sospirò e si girò verso un uomo che era stato per tutto quel tempo in silenzio accanto a lei.

 

“Mi penserai?” gli chiese con voce spezzata.

“Tutti i giorni”.

“E di notte?”

“Ti sognerò. Danzeremo insieme sulla Via Lattea e miriadi di stelle suoneranno per noi nell’orchestra dell’universo”.

“E dopo? Cosa ci sarà dopo?”

“Ci saremo di nuovo io e te e … la neve”.

Lei ebbe un brivido, come se all’improvviso la stanza si fosse riempita di ghiaccio.

“Devi proprio partire? Perché non resti con me?” implorò.

“Devo, lo sai. Hanno bisogno di me”.

“Lo so. Ma è pericoloso! E poi anch’io ho bisogno di te!” soffocò il pianto disperato, sapeva che lo sconvolgevano le lacrime. “Sono il tuo fiocco di neve. Senza di te perisco. Guarda, lui senza il freddo non resiste, svanisce nel nulla. E così pure io se tu non sei con me”.

“Tornerò e sarà tutto come prima”.

 

L’uomo sembrava una roccia nei suoi confronti, alto, robusto, spalle larghe, e lei, una fragile betulla, aveva paura per lui. Ma lui non sapeva parlarle, non sapeva spiegare che era lei la sua forza, il suo coraggio, la sua sicurezza. Piccola donna, grande amore. Lui aveva una missione da compiere e non poteva mancare al suo dovere. C’era gente, tanta gente innocente che sperava nel suo aiuto, ma gli si stringeva il cuore nel vedere lei così spaventata ed indifesa.

 

La congiunse a sé in un disperato gesto di sconforto e lei sparì nel suo largo torace, tra le muscolose ma tenere braccia. Sembrava che non respirasse nemmeno, intenta ad assorbire quel poco che le restava di lui.

 

L’uomo piangeva, per la prima volta nella vita. Era una sensazione sconvolgente, sconcertante per lui che aveva sempre pensato di poter resistere a qualunque emozione, a qualunque debolezza. Nulla al mondo avrebbe potuto far breccia nella sua capacità di autocontrollo. Lei, minuta e tanto leggera da poter essere sollevata con una mano, ruppe le sue certezze con una sola lacrima.

 

“Ti ricordi come tutto è iniziato?” chiese lui, continuando a stringerla tra le braccia; non voleva turbarla con le lacrime. “I tuoi occhi nella folla…mi avevi catturato decidendo per te e per me in un attimo solo. Per me che non sapevo nemmeno che potesse esistere tutto questo, anche questo. Non dovevo neppure esserci a quella fermata. Non era previsto”.

 

“Non potevo lasciarti andare. Non me lo sarei mai perdonato”. Lei si mosse, staccando la testa dalle sue spalle e lo guardò sorridendo. “Ho capito subito che da quel momento non sarebbero più esistiti né tu né io, ma solamente noi”.

 

“I tuoi occhi.....mi hanno fissato per tutto il tragitto. Mi sono sentito perso, non ce l’ho fatta a resisterti... Ti prometto che andrà tutto bene. Tornerò. Non posso non tornare!”

 

Di controvoglia abbassò le mani e si spostò, lasciandola andare, piccola e smarrita, al centro del cucinino diventato all’improvviso insopportabilmente grande.

 

Due sguardi, quattro occhi, una sola anima, una per due, per l’eternità…Quanti attimi di quell’eternità erano ancora riservati a loro? Si chiese lui, oramai sfatto. Si riavvicinò di nuovo, brusco ed impacciato, tese una mano, sfiorandole i capelli, soffici come la prima neve, ed uscì di casa senza voltarsi.

 

Lei ascoltò i suoi passi sulla scala, finché non ne svanì anche l’ultimo debole rumore, dopodiché lanciò uno sguardo fuori dalla finestra.

 

La terra aveva perduto la sua surreale battaglia, concedendosi nelle soffici mani dei piccoli fiocchi di neve, che la avvolgevano, oramai completamente, in uno stupendo manto regale. Il mondo sapeva di magia, il re candore aveva finalmente conquistato la sua sposa e tutto si era azzittito, vibrando in un solenne silenzio. La terra si contemplava nella sua nuova veste e quei piccoli paggi di fiocchi di neve si prostravano ai suoi piedi, in uno slancio di ammirazione.

 

La donna sorrise. Adesso era sicura che tutto sarebbe andato per il meglio. I fiocchi di neve erano divenuti per lei un talismano di speranza. La speranza che risuonava nel suo cuore con una semplice frase.

“Tornerà. E tutto sarà come prima”.

 

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